Una partecipazione straordinaria ha caratterizzato le primarie – dopo i dati positivi della partecipazione nelle assemblee di circolo: quasi 400 mila votanti in Emilia-Romagna e 3 milioni a livello nazionale rappresentano una partecipazione che non ha uguali in alcun partito europeo. Ne sono orgoliosa e mi ha emozionato.
Ancora una volta tanti elettori hanno dato fiducia e hanno posto le loro speranze nel PD. Li ho incontrati domenica in tanti seggi: a volte critici, altre volte fiduciosi, indicavano al PD di essere più unito, di fare meglio opposizione e, soprattutto, di essere un punto di riferimento per uscire dalla crisi.
I risultati in Emilia-Romagna indicano Stefano Bonaccini segretario del PD regionale con il 50,8% dei consensi. Io raggiungo il 37% e Thomas Casadei il 12,2%.
E’ un risultato che rende necessaria una ricerca di unità nel governo del PD, che tenga conto della pluralità di posizioni che escono dalle primarie e della richiesta di rinnovamento che viene da un elettore su due.
Siamo disponibili a questa unitarietà sulla base delle proposte politiche e programmatiche.
In questo percorso congressuale in ogni territorio si sono raccolte persone appassionate, impegnate e competenti. Costituiscono una grande risorsa per il PD che serve all’Emilia-Romagna. E’ quindi fondamentale che vengano valorizzate e che si mantenga la rete che si è via via costruita. Questo è il mio intendimento, per dare forza e visibilità ad un’idea della politica, del PD e per contribuire agli impegni che dovranno essere sostenuti verso le elezioni regionali. Non certo una corrente, in quanto la mozione Franceschini è cessata di esistere nel momento in cui è terminato il congresso, ma una presenza politica qualificata nelle idee e nella rete di persone che coinvolge.
La nostra prima idea è quella di rafforzare l’identità del PD come partito aperto, che valorizza oltre agli iscritti gli elettori, senza alcuna contrapposizione tra gli stessi.
Anche le primarie di ieri ci hanno dimostrato il valore di questa forma di coinvolgimento: Bersani e Bonaccini sono oggi – pur avendo ottenuto una maggioranza di poco superiore al 50% – molto più autorevoli, proprio per il voto di quelle centinaia di migliaia di elettori che li hanno scelti.